GIARDINI TERAPEUTICI

Il giardino terapeutico rappresenta la risposta al bisogno della persona di stare a contatto con la natura e i processi naturali di crescita e di rinnovamento.

È necessario pensare il giardino terapeutico come un sistema complesso, che si articola in spazi differenziati ma ad elevata integrazione, le cui connessioni sono rappresentate da percorsi che congiungono le diverse realtà.

Il giardino terapeutico per l’infanzia, secondo la lungimirante prospettiva di Douglas Reed, sarà uno spazio naturale, privo di specialismo, utilizzabile oltre che dagli ospiti della struttura, anche da qualsiasi insegnante con la sua scolaresca o dalla mamma in passeggiata con il suo bambino e costruito assecondando lo sviluppo degli elementi naturali già presenti. L’idea di giardino terapeutico quale luogo di cura, affonda le radici nella storia antica: in Egitto si progettavano giardini per pazienti afflitti da malattie mentali, e i giardini dei monasteri e delle abbazie dell’Europa medievale, oltre ad offrire un luogo tranquillo ed appartato, svolgevano anche una funzione rigeneratrice. Montecassino in Italia, Cluny in Francia, Monserrat in Spagna ne costituiscono significativi esempi.

Il giardino terapeutico rappresenta la risposta al bisogno della persona di stare a contatto con la natura e i processi naturali di crescita e di rinnovamento. L’esigenza di creare giardini di questo tipo è riaffiorata alla fine del XX secolo perchè nonostante i notevoli risultati ottenuti nei campi della chirurgia, della chemioterapia e della tecnologia laser la componente psicologica connessa alla malattia non può essere trascurata. In questo senso il giardino terapeutico offre una concreta risposta su questo versante, soprattutto per quanto concerne i bambini, che trovano nella dimensione paesaggistica sia la componente ludica che quella creativo-immaginativa.

È dimostrato che la risposta alla cura è favorita dal contatto con un ambiente naturale, basti pensare che negli Stati Uniti esistono oltre 150 ospedali dotati di giardini usati in programmi terapeutici. La ricerca del Dr. Roger Ulrich, psicologo ambientalista del Texas A &M College of Architecture, ha intrapreso un progetto di ricerca della durata di dieci anni focalizzato sulla relazione fra benessere del paziente e l’ambiente. Ha riscontrato che i pazienti le cui stanze si affacciano sui muri di mattoni necessitano di una maggior quantità di analgesici e di tempi di recupero più lunghi rispetto ai pazienti che dal loro letto vedono un paesaggio naturale.
Studi analoghi dimostrano che la luce solare e il contatto con il mondo naturale riducono il livello di ansia nel paziente.





© 2006 e-g@rden - Coop. Alta Valle Sturla - All Rights Reserved - Powered by Interyes